Segnaletica per la protezione dell’udito: come segnalare le zone rumorose secondo il D.Lgs. 81/2008

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Risposta breveUna zona di protezione dell’udito è un’area dove si può superare un rumore di 85 dB(A) o 137 dB(C) di picco. Il D.Lgs. 81/2008 (articolo 192) chiede di indicarla con appositi segnali, delimitarla e limitarne l’accesso dove possibile. Il cartello è un cerchio azzurro con pittogramma bianco: chi entra deve indossare protettori adatti al livello.
Ingresso di una zona rumorosa in stabilimento con cartello azzurro di protezione obbligatoria dell’udito accanto alla porta e nastro giallo e nero sulla soglia
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    Punti chiave

    È un’area del luogo di lavoro dove i lavoratori possono essere esposti a un rumore sopra i valori superiori di azione, cioè 85 dB(A) o 137 dB(C) di picco. Secondo l’articolo 192, comma 3, del D.Lgs. 81/2008 va indicata con appositi segnali, delimitata e, dove tecnicamente possibile e giustificato dal rischio, con l’accesso limitato.

    Sopra i valori superiori di azione: 85 dB(A) di esposizione giornaliera o settimanale, oppure 137 dB(C) di picco. Già sopra gli 80 dB(A) il datore di lavoro deve mettere a disposizione i protettori dell’udito, ma è dagli 85 dB(A) che deve esigerne l’uso (articolo 193).

    Il cerchio azzurro con il pittogramma bianco di una testa con cuffie è un cartello di prescrizione (Allegato XXV, punto 3.3): prescrive un comportamento. Significa che oltre quel punto la protezione dell’udito va indossata, non solo che nelle vicinanze c’è rumore.

    In pratica sì. Il testo di legge parla di lavoratori e, per le ditte appaltatrici, di informazione sui rischi specifici (articolo 26), ma i regolamenti di sito e l’accoglienza in cantiere o in stabilimento di norma rendono i protettori condizione d’ingresso per tutti, visitatori compresi.

    Sì. La zona segue la sorgente di rumore: può essere fissa o mobile, come l’area intorno a una troncatrice in cantiere o a una pressa durante una produzione. Si segnala con cartelli mobili e, come ricorda l’Allegato XXV, il cartello si toglie quando la situazione che lo giustificava non c’è più.

    No. La zona dice che la protezione serve, non quanta. Si sceglie in base al livello di rumore, puntando a circa 70–78 dB(A) all’orecchio: un tappo SNR 24 va bene per alcune zone e non per altre.

    Una zona di protezione dell’udito è la parte del luogo di lavoro in cui la protezione dell’udito smette di essere facoltativa. In Italia l’articolo 192 del D.Lgs. 81/2008 chiede di indicare con appositi segnali i luoghi dove si può superare un rumore di 85 dB(A) o un picco di 137 dB(C), e la segnaletica di sicurezza segue le regole del Titolo V dello stesso decreto, che recepisce la direttiva europea 92/58/CEE.

    La domanda che sentiamo più spesso viene dall’altra parte del cartello: «Se devo solo attraversare il reparto, servono i tappi?». La regola riguarda l’ingresso, non il tempo che passi dentro, quindi la risposta è sì, e i tappi si mettono prima di varcare la linea.

    In Bollsen produciamo protezione dell’udito riutilizzabile scelta da oltre 1.000.000 di persone, dai tappi per dormire a quelli per la musica e per il lavoro. La nostra guida ai tappi per il lavoro mette insieme livelli di rumore, regole italiane e adattamento ai diversi mestieri.

    Che cos’è una zona di protezione dell’udito?

    Una zona di protezione dell’udito è un luogo di lavoro dove i lavoratori possono essere esposti a un rumore sopra i valori superiori di azione. Il datore di lavoro, secondo l’articolo 192, comma 3, la indica con appositi segnali, la delimita e ne limita l’accesso, ove ciò sia tecnicamente possibile e giustificato dal rischio.

    L’obbligo ha quindi tre parti: indicare l’area con la segnaletica, delimitarla e, quando ha senso, restringere chi può entrare. La violazione della prima parte (l’indicazione con segnali) è punita dall’articolo 219 con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 750 a 4.000 euro.

    Le zone possono essere permanenti o temporanee, fisse o mobili, perché l’obbligo segue il rumore e non la planimetria. Non sostituiscono gli interventi alla fonte, che l’articolo 192 mette al primo posto: segnalano ciò che resta dopo.

    Quando un luogo di lavoro deve avere una zona di protezione dell’udito?

    Serve una zona dove i lavoratori possono essere esposti a più di 85 dB(A) di esposizione giornaliera o settimanale oppure a un picco di 137 dB(C). Chi decide è la valutazione del rischio rumore del datore di lavoro (articolo 190), non una lettura fatta in una giornata storta.

    L’articolo 189 fissa tre soglie e la zona sta su quella di mezzo.

    • 80 dB(A) o 135 dB(C) di picco (valori inferiori di azione). Il datore di lavoro mette a disposizione i protettori.
    • 85 dB(A) o 137 dB(C) (valori superiori di azione). I protettori vanno usati e i luoghi vanno indicati con segnali e delimitati.
    • 87 dB(A) o 140 dB(C) (valore limite di esposizione). Per rispettarlo si tiene conto dell’attenuazione dei protettori indossati.

    Il livello da cui la legge italiana fa scattare l’obbligo di usare la protezione è dunque 85 dB(A). La nostra guida alle norme italiane sul rumore sul lavoro spiega come si calcola l’esposizione giornaliera e da dove arriva ciascun valore.

    Grafico dei valori di azione per il rumore del D.Lgs. 81/2008: a 80 dB(A) o 135 dB(C) di picco i protettori vanno messi a disposizione; a 85 dB(A) o 137 dB(C) di picco l’area va segnalata e delimitata e i protettori sono obbligatori; 87 dB(A) o 140 dB(C) di picco è il valore limite di esposizione, da non superare con i protettori indossati

    Il tuo reparto supera gli 85? Una regola pratica: se per parlare con qualcuno a circa 2 metri di distanza devi alzare la voce per una parte della giornata, il rumore va valutato. Gli utensili sono una causa frequente: smerigliatrici e seghe circolari spesso lavorano tra 95 e 100 dB(A). La nostra tabella su quanto sono rumorosi gli utensili elettrici riporta i livelli tipici utensile per utensile.

    Com’è fatto il cartello della zona di protezione dell’udito?

    Il cartello della zona è un cartello di prescrizione: forma rotonda, pittogramma bianco su fondo azzurro con l’azzurro su almeno il 50% della superficie. Lo prevede l’Allegato XXV, punto 3.3, e il pittogramma della protezione dell’udito è quello di una testa con le cuffie (nella norma internazionale ISO 7010 è il segnale M003).

    Molti cartelli aggiungono un testo, come «Protezione obbligatoria dell’udito» o «Zona rumorosa»: è un cartello supplementare, definito dall’articolo 162 come un cartello che dà indicazioni complementari. Il titolo V del D.Lgs. 81/2008 è l’attuazione italiana della direttiva 92/58/CEE sulla segnaletica di sicurezza e di salute.

    Forma e coloreTipo di cartelloChe cosa diceEsempio
    Cerchio azzurro, pittogramma biancoPrescrizioneDevi fare questoProtezione obbligatoria dell’udito
    Triangolo giallo, bordo neroAvvertimentoC’è un pericoloCarrelli elevatori in movimento
    Cerchio bianco con bordo e banda rossiDivietoNon devi fare questoVietato fumare
    Quadrato o rettangolo verdeSalvataggio o soccorsoDove andare per la sicurezzaUscita di emergenza, pronto soccorso

    Un triangolo giallo vicino a una macchina rumorosa avverte soltanto. Il cerchio azzurro è un ordine, ed è il cartello che conta all’ingresso di una zona di protezione dell’udito.

    Dove si mettono i cartelli della zona di protezione dell’udito?

    I cartelli vanno all’ingresso della zona, a un’altezza e in una posizione adatte all’angolo di visuale, in un punto ben illuminato e facilmente visibile: lo chiede l’Allegato XXV, punto 2.1. Servono anche all’interno, dove qualcuno potrebbe non accorgersi del confine, per esempio a una seconda porta o in fondo a una campata lunga.

    La dimensione conta. L’Allegato XXV raccomanda che la superficie del cartello sia maggiore di L²/2000 (in m²), dove L è la distanza in metri alla quale deve restare riconoscibile, fino a circa 50 metri. Per leggerlo a 10 metri servono almeno 0,05 m², un cerchio di circa 25 cm di diametro. Lo stesso allegato (punto 5.1.1) avverte di non mettere troppi cartelli troppo vicini fra loro.

    Su una linea di produzione la zona spesso comprende presse, taglierine o confezionatrici e non tutto il capannone, quindi chi cammina nei corridoi deve vedere bene il confine. La nostra guida ai tappi per lavorare in fabbrica descrive il rumore tipico di linea e la protezione adatta a ogni postazione.

    Le zone temporanee vogliono cartelli mobili. Una troncatrice in cantiere o un martello demolitore in un seminterrato creano una zona finché lavorano: i cartelli si mettono prima di avviare l’utensile e si tolgono quando smette, come prevede il punto 2.2 dell’Allegato XXV. Per ogni mestiere i livelli sono diversi, come spieghiamo nella guida ai tappi per cantiere edile.

    Come si crea una zona di protezione dell’udito, passo per passo?

    Creare una zona di protezione dell’udito parte dalla valutazione del rischio rumore e finisce con una data di revisione. Questi passi riguardano la zona; gli obblighi del datore di lavoro sono più ampi.

    1. Valuta. Con la valutazione del rischio (articolo 190) individua dove l’esposizione può superare 85 dB(A) o 137 dB(C) di picco.
    2. Riduci. Prima di tutto alla fonte: macchine più silenziose, schermature, involucri, manutenzione e organizzazione del lavoro (articolo 192, comma 1). Poi misura di nuovo.
    3. Delimita e documenta. Disegna il confine sulla planimetria e annotalo nella valutazione e nel programma di misure tecniche e organizzative (articolo 192, comma 2).
    4. Segnala. Metti il cartello di prescrizione a ogni ingresso, aggiungi strisce a terra o barriere e tieni cartelli mobili per gli utensili che si spostano.
    5. Limita l’accesso. Tieni fuori chi non ha bisogno di entrare e riduci il tempo di permanenza a quanto il lavoro richiede.
    6. Prepara l’ingresso. Tieni i protettori a portata di mano, scelti dopo aver consultato i lavoratori o i loro rappresentanti e con verifica dell’efficacia (articolo 193).
    7. Informa e forma. Spiega la zona e il significato dei cartelli (articoli 164 e 195), compresi ditte esterne e visitatori, e controlla che i protettori siano indossati bene.
    8. Rivedi. Riguarda tutto quando cambiano macchine, layout o turni.

    La zona è una voce di un elenco più lungo. La nostra guida agli obblighi del datore di lavoro sul rumore li passa in rassegna uno per uno, dalla valutazione del rischio alla sorveglianza sanitaria e alla formazione.

    Chi deve indossare la protezione dell’udito dentro la zona?

    Dentro una zona di protezione dell’udito i protettori dovrebbe indossarli chiunque entri: lavoratori, dirigenti e preposti, ditte esterne, personale in somministrazione e visitatori. Dagli 85 dB(A) l’uso è obbligatorio per i lavoratori esposti, perché il datore di lavoro lo esige (articolo 193, comma 1, lettera b).

    I lavoratori hanno un obbligo proprio. L’articolo 20 chiede di utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a disposizione, di segnalare subito le deficienze e di non rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione. Il lato del lavoratore lo approfondiamo nel nostro articolo su se il datore di lavoro può obbligarti a portare i tappi.

    Le ditte esterne sono coperte dall’articolo 26: il committente dà informazioni dettagliate sui rischi specifici dell’ambiente in cui le imprese appaltatrici e i lavoratori autonomi lavorano e promuove la cooperazione e il coordinamento, con il documento unico di valutazione dei rischi da interferenze. Per i visitatori non c’è un articolo dedicato: vale il regolamento del sito, che in pratica fa dei protettori una condizione d’ingresso.

    E chi attraversa la zona soltanto? Il principio è che entri solo chi deve farlo e per il tempo necessario. Se devi passare, i tappi si mettono prima della linea. Chi li porta per tutto il turno si chiede se sia sicuro tenere i tappi tutto il giorno al lavoro, e la risposta riguarda soprattutto comfort e igiene.

    Basta un protettore qualsiasi dentro la zona?

    No. Una zona di protezione dell’udito dice che la protezione serve, non quanta: il protettore si sceglie in base al livello, puntando a circa 70–78 dB(A) all’orecchio. Un tappo da 24 dB va bene per alcune zone e non per altre.

    Una tabella di selezione orientativa abbina il livello di rumore a un SNR: fino a 20 per 85–90 dB(A), 20–30 per 90–95 dB(A), 25–35 per 95–100 dB(A) e 30 o più per 100–105 dB(A). Sotto i 70 dB(A) all’orecchio si parla di sovraprotezione, che può isolare e spingere a togliersi i protettori. La tabella non vale con molto rumore a bassa frequenza, come nei reparti con presse.

    Abbinare il valore a ogni zona significa capire quanta protezione serve. La guida su quale SNR scegliere per i tappi da lavoro passa in rassegna le fasce con esempi, anche per le zone più rumorose, dove servono le cuffie sopra i tappi.

    Un ultimo punto riguarda i segnali. L’Allegato XXIV (punti 5.1.5 e 11) chiede di non usare un segnale sonoro se il rumore di fondo è troppo intenso e di adottare misure supplementari quando i lavoratori hanno capacità uditive ridotte, anche per l’uso di mezzi di protezione personale. Il datore di lavoro lo considera già nella valutazione del rischio (articolo 190, comma 1, lettera e), perché i protettori passivi abbassano tutto, allarmi compresi.

    Che cosa deve esserci all’ingresso della zona?

    All’ingresso della zona devono esserci protettori adatti a portata di mano, così nessuno oltrepassa la linea senza. Molti siti tengono un distributore di tappi monouso in schiuma per i visitatori e danno tappi riutilizzabili al personale fisso, a volte con archetto o cordino da tenere al collo tra un uso e l’altro.

    Ogni formato è un compromesso diverso tra igiene, tenuta e costo per turno. Il nostro confronto tra tappi riutilizzabili, in spugna e con archetto per il lavoro li mette a fianco a fianco per chi deve decidere cosa tenere in magazzino.

    Per chi entra ed esce dalla zona tutto il giorno, il più rapido è un tappo riutilizzabile tenuto in un astuccio in tasca. I nostri WorkPRO hanno un SNR di 24 dB (H 24, M 21, L 19) secondo la EN 352-2, sono in silicone ipoallergenico a 2 lamelle, gialli ad alta visibilità e con un profilo abbastanza basso da stare sotto le cuffie antirumore. Sono passivi: abbassano tutto, anche gli allarmi, e un segnale forte resta udibile perché è forte, non perché un filtro lo lasci passare.

    Per il rumore costante intorno ai 90–95 dB(A), dove la tabella orientativa indica un SNR 20–30, i nostri tappi WorkPRO (SNR 24 dB, 29,95 €) sono testati in Germania, hanno la certificazione indipendente di 24 dB e il design brevettato. Con AR KI TECH scegli la taglia misurando l’orecchio: WorkPRO con misurazione AR KI TECH (44,95 €). Controlla prima il livello della tua zona nella tabella, perché le zone più silenziose possono richiedere un SNR più basso. Hai 40 giorni per provarli con la garanzia di rimborso.

    Quindi, quando va segnalata una zona di protezione dell’udito?

    Appena i lavoratori possono essere esposti sopra gli 85 dB(A) o i 137 dB(C) di picco, il luogo va indicato con segnali, delimitato e, dove possibile, a ingresso limitato. Nessuno entra senza una protezione adatta al livello, dal responsabile di reparto al tecnico in visita.

    Se dopo un turno noti fischi o udito ovattato, parlane con il medico competente o con il tuo medico di famiglia e chiedi se la sorveglianza sanitaria dell’articolo 196 ti riguarda: gli esami dell’udito sul lavoro sono l’argomento del nostro articolo sull’audiometria sul lavoro. Poi controlla che la protezione all’ingresso corrisponda al rumore che c’è oltre.

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