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In questa pagina: Panoramica
Punti chiave
I lavoratori la cui esposizione supera i valori superiori di azione, cioè 85 dB(A) al giorno o un picco di 137 dB(C). Tra 80 e 85 dB(A) la visita può essere richiesta dal lavoratore, se il medico competente ne conferma l’opportunità (articolo 196 del D.Lgs. 81/2008).
Di norma una volta l’anno, oppure con la periodicità decisa dal medico competente e motivata nel documento di valutazione dei rischi. Prima dell’esposizione c’è la visita preventiva, che fa da punto di partenza per i controlli successivi.
Il medico esprime uno di quattro giudizi sulla mansione: idoneità, idoneità parziale con prescrizioni o limitazioni, inidoneità temporanea o inidoneità permanente (articolo 41). Non è un voto al tuo udito: riguarda il lavoro che svolgi.
Non il tuo audiogramma. La cartella sanitaria e di rischio è custodita dal medico competente con il segreto professionale. Il datore di lavoro riceve copia del giudizio di idoneità e i risultati collettivi in forma anonima (articolo 25).
Il datore di lavoro. Per l’articolo 15, comma 2, le misure per la salute durante il lavoro non devono mai comportare oneri finanziari per i lavoratori, e lo stesso datore di lavoro deve inviarti alla visita entro le scadenze del programma di sorveglianza.
Alla cessazione del rapporto il medico consegna al lavoratore copia della cartella, mentre l’originale va conservato dal datore di lavoro per almeno dieci anni, salvo termini diversi previsti dal decreto, nel rispetto del segreto professionale e della normativa sulla privacy.
L’audiometria sul lavoro è un controllo di routine, non un esame da superare. Per il D.Lgs. 81/2008 il datore di lavoro deve sottoporre a sorveglianza sanitaria i lavoratori esposti al rumore oltre certi livelli, e il medico competente decide come fare i controlli. Il risultato dice se le misure contro il rumore e la protezione dell’udito in azienda stanno funzionando.
Per una panoramica completa, leggi la nostra pagina sui tappi per il lavoro, per mestiere e livello di rumore.
Non esiste un “fallimento” della visita: l’esito è un giudizio sulla mansione, e un cambiamento nell’audiogramma è soprattutto un’informazione utile per tutta l’azienda. La sorveglianza sanitaria serve a cogliere presto le variazioni dell’udito, molto prima che qualcuno le noti nella vita di tutti i giorni. Rileva i cambiamenti, non li cura.
Noi di Bollsen siamo un’azienda di protezione dell’udito fondata nel 2016, scelta da oltre 1.000.000 di persone, e molte persone convocate per un controllo indossano già i tappi per le orecchie da lavoro a ogni turno. La nostra guida ai migliori tappi per le orecchie da lavoro parte da cantieri, officine e magazzini, cioè dai posti in cui si fanno questi controlli.
Chi deve fare l’audiometria sul lavoro?
La sorveglianza sanitaria per il rumore è obbligatoria per i lavoratori la cui esposizione supera i valori superiori di azione, cioè 85 dB(A) al giorno o un picco di 137 dB(C). Lo stabilisce l’articolo 196, comma 1 del D.Lgs. 81/2008: la visita è periodica, di norma una volta l’anno.
Tra 80 e 85 dB(A), cioè sopra i valori inferiori di azione, il comma 2 la estende ai lavoratori che la richiedono, se il medico competente conferma che è opportuna. Se pensi di rientrare in questa fascia, parlane con il medico competente o con il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Alcune aziende vanno oltre e controllano anche chi lavora tra 80 e 85 dB(A), per avere un quadro più ampio di come viene gestito il rumore. È una scelta organizzativa, non un obbligo, e a quel livello il datore di lavoro mette a disposizione i protettori dell’udito, mentre dagli 85 dB(A) ne deve esigere l’uso.
Che cosa prevedono gli articoli 196, 41 e 25?
Tre articoli del D.Lgs. 81/2008 reggono la sorveglianza sanitaria sul rumore. L’articolo 196 dice chi vi è sottoposto, l’articolo 41 dice che cosa comprende (visita preventiva, periodica, su richiesta, al cambio di mansione) e l’articolo 25 elenca gli obblighi del medico competente.
Il medico competente programma i controlli attraverso protocolli sanitari definiti in base ai rischi specifici, tiene la cartella sanitaria e di rischio di ogni lavoratore, ti informa dei risultati e, a richiesta, ti rilascia copia della documentazione. Il datore di lavoro, dal canto suo, ti invia alla visita entro le scadenze previste (articolo 18) e tu devi sottoporti ai controlli previsti, come richiede l’articolo 20.
I livelli di 80, 85 e 87 dB(A) che decidono chi rientra nella sorveglianza li spieghiamo in modo semplice nella nostra guida alla normativa sul rumore sul lavoro. La sorveglianza sanitaria è solo uno dei doveri del datore di lavoro, e li trovi tutti, dalla valutazione del rischio alla formazione, nella pagina sugli obblighi del datore di lavoro sul rumore.
Ogni quanto si fa l’audiometria sul lavoro?
Di norma la visita periodica con audiometria si fa una volta l’anno. Il medico competente può stabilire una periodicità diversa, ma deve motivarla nel documento di valutazione dei rischi e farla conoscere ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. L’organo di vigilanza, con provvedimento motivato, può disporre contenuti e periodicità diversi (articolo 196).
Prima c’è la visita preventiva, anche in fase preassuntiva, che serve a constatare l’assenza di controindicazioni alla mansione. Per l’udito è anche il punto di riferimento: ogni audiogramma successivo viene confrontato con quello precedente, quindi chi non è mai stato controllato parte semplicemente da un primo esame.
| Chi | Quando | Periodicità | Documentazione |
|---|---|---|---|
| Lavoratori esposti oltre i valori superiori di azione (85 dB(A) o picco di 137 dB(C)) | Visita preventiva prima dell’esposizione, poi visite periodiche | Di norma una volta l’anno, o come stabilito dal medico competente con motivazione scritta | Cartella sanitaria e di rischio, custodita dal medico competente con il segreto professionale |
| Lavoratori esposti tra 80 e 85 dB(A) che lo richiedono | Quando il medico competente conferma l’opportunità | Come stabilito dal medico competente | Stessa cartella sanitaria e di rischio |
| Lavoratori che chiedono una visita per un problema legato ai rischi professionali | Su richiesta, se il medico competente la ritiene correlata ai rischi del lavoro | Una tantum, poi come indicato dal medico | Giudizio di idoneità scritto, con copia a te e al datore di lavoro |
| Chi cambia mansione o lascia l’azienda | Al cambio di mansione, e alla cessazione nei casi previsti dalla normativa | Quando avviene il cambiamento | Alla cessazione copia della cartella al lavoratore; originale conservato dal datore di lavoro per almeno dieci anni |
Che cosa succede durante l’audiometria?
L’esame più comune è l’audiometria tonale: in una stanza silenziosa o in una cabina insonorizzata, con le cuffie, senti una serie di toni a frequenze diverse, in genere da 0,5 a 8 kHz, e premi un pulsante o alzi la mano ogni volta che ne percepisci uno. Il protocollo preciso lo stabilisce il medico competente.
Di solito si parte da qualche domanda sulla tua storia di esposizione al rumore, su eventuali problemi alle orecchie e su hobby rumorosi come concerti o tiro a segno. Poi il medico o il personale sanitario incaricato guarda dentro l’orecchio con un otoscopio, per escludere un accumulo di cerume che falserebbe la misura.
Può chiederti di evitare i rumori forti per un certo numero di ore prima dell’esame. Serve perché l’audiogramma registri il tuo udito a riposo e non un calo passeggero dopo un turno rumoroso, che in audiologia si chiama spostamento temporaneo della soglia uditiva.
Che cosa significa il giudizio del medico competente?
Al termine delle visite il medico competente esprime per iscritto un giudizio di idoneità alla mansione specifica, con copia al lavoratore e al datore di lavoro. L’articolo 41, comma 6 prevede quattro esiti possibili, e sono questi, non una scala di gravità dell’udito, a decidere che cosa succede dopo.
- Idoneità: puoi continuare la mansione e il controllo successivo avviene alla periodicità stabilita.
- Idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni: puoi continuare con indicazioni specifiche, per esempio su tempi di esposizione o uso dei protettori.
- Inidoneità temporanea: per un periodo, di cui il medico precisa i limiti di tempo, non puoi svolgere quella mansione.
- Inidoneità permanente: la mansione specifica non è più compatibile con le tue condizioni.
Il giudizio riguarda il lavoro, non è una pagella dell’orecchio, e una diagnosi di calo uditivo la può fare soltanto un medico. Se non sei d’accordo, l’articolo 41 (comma 9) ammette ricorso entro trenta giorni dalla comunicazione all’azienda sanitaria locale territorialmente competente, che dopo eventuali altri accertamenti conferma, modifica o revoca il giudizio.
Chi vede i risultati e per quanto si conserva la cartella?
L’audiogramma fa parte della cartella sanitaria e di rischio, che il medico competente custodisce con il segreto professionale. Il datore di lavoro riceve il giudizio di idoneità e, nelle riunioni periodiche, i risultati collettivi anonimi della sorveglianza, con le indicazioni sul loro significato per le misure di tutela (articolo 25). È la risposta alla preoccupazione più comune: il tuo responsabile non legge i tuoi dati sanitari.
Il medico ti informa dei risultati e, se lo chiedi, ti rilascia copia della documentazione sanitaria. Alla cessazione del rapporto ti consegna copia della cartella, mentre l’originale va conservato dal datore di lavoro per almeno dieci anni, salvo termini diversi previsti dal decreto. Conviene tenere la tua copia, perché un nuovo medico competente può chiederla alla visita preventiva.
Che cosa succede se la visita rileva un cambiamento?
Se i controlli mostrano un cambiamento, il medico competente te lo comunica e valuta il giudizio di idoneità, eventualmente con prescrizioni o limitazioni. Per l’articolo 29, comma 3 il datore di lavoro rielabora la valutazione dei rischi anche quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenziano la necessità, e le misure di prevenzione vanno aggiornate di conseguenza.
Un risultato che emerge dalla visita parla del posto di lavoro quanto della persona. È uno dei modi in cui la sorveglianza scopre che una macchina è diventata più rumorosa, che un utensile più silenzioso è rimasto a lungo in lista d’attesa o che i protettori non vengono indossati bene in un reparto.
Se dopo un turno noti udito ovattato o fischi nelle orecchie, non aspettare la visita programmata: parlane con il medico competente o con il medico di famiglia. Una perdita improvvisa dell’udito, da un lato o da entrambi, richiede invece una valutazione medica urgente.
In che cosa l’audiometria sul lavoro è diversa da un esame dal medico di famiglia?
L’audiometria sul lavoro è sorveglianza sanitaria: serve a verificare l’effetto del rumore sul posto di lavoro e si conclude con un giudizio sulla mansione. Un esame prescritto dal medico di famiglia o da un otorinolaringoiatra è invece una valutazione clinica sul tuo stato di salute, che puoi chiedere in qualsiasi momento, con le modalità e il ticket previsti dalla tua regione. I due percorsi non si escludono.
Che cosa puoi fare tra una visita e l’altra?
Tra un controllo e l’altro la routine che rende ogni audiogramma confrontabile con il precedente è la protezione costante: indossala ogni volta che entri in un’area segnalata a partire da 85 dB(A), calzala bene e tienila per tutto il tempo dell’esposizione. Come sono segnalate quelle aree lo spieghiamo nella guida alle zone e alla segnaletica per la protezione dell’udito. I momenti senza protezione si sommano, perché ogni aumento di 3 dB raddoppia l’energia sonora che arriva all’orecchio.
Come i minuti senza protezione si accumulano in una dose giornaliera di rumore lo vediamo nella nostra guida su cosa succede se non indossi la protezione dell’udito sul lavoro. La calzata è l’altra metà della routine, e i passaggi per inserire e controllare la tenuta sono spiegati in questa guida su come mettere i tappi per le orecchie e controllare la tenuta.
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In sintesi, l’audiometria sul lavoro è una parte normale della vita in un ambiente rumoroso: una visita preventiva, poi di norma un controllo all’anno, con l’audiogramma coperto dal segreto professionale e un giudizio che riguarda la mansione. Se lavori sopra gli 85 dB(A) e non hai mai fatto una visita, chiedi al tuo preposto o al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza quando è prevista la tua.
Tra una visita e l’altra conta quello che controlli tu ogni giorno: usare la protezione nel modo giusto in ogni lavorazione rumorosa. Sono le piccole abitudini di ogni turno a mantenere significativo il confronto con il tuo punto di partenza, anno dopo anno.
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