Perdita uditiva da rumore nei musicisti: cosa devi sapere se suoni

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Punti chiave

Sì, il rischio è più alto. In una revisione che ha riunito 4.618 musicisti professionisti, la perdita uditiva nell’intervallo 3.000–6.000 Hz riguardava il 63,5% di chi suona pop e rock e il 32,8% di chi suona musica classica.
La direttiva europea 2003/10/CE fissa il valore inferiore di azione a 80 dB(A), quello superiore a 85 dB(A) e il limite di esposizione a 87 dB(A), riferiti a una giornata di lavoro di otto ore. Una sala prove con batteria e amplificatori supera spesso queste soglie.
No. Le cellule ciliate della coclea non ricrescono, quindi il danno permanente non torna indietro e i tappi non possono ripararlo. Uno spostamento temporaneo della soglia dopo una serata forte può rientrare nel giro di qualche ora o giorno, ma l’esposizione ripetuta si accumula.
Può esserlo. Un fischio dopo un concerto indica che l’orecchio interno è stato sovraccaricato. Se dura più di un giorno o si accompagna a un calo dell’udito, rivolgiti a un medico o a un audiologo.
In uno studio su 21 batteristi, le misurazioni nel condotto uditivo durante prove in studio hanno dato in media 103 dB(A), con picchi di circa 134–137 dB(C) sul rullante.
Con tappi passivi in silicone che abbassano il volume complessivo: continui a sentire la musica, solo più piano. Un tappo con SNR 24 dB porta, come stima teorica, una sala da 100 dB a circa 76 dB.

La perdita uditiva da rumore è uno dei rischi più silenziosi del lavoro di chi suona, e di solito non si annuncia finché il danno è già fatto. Dopo una serata forte quasi tutti i musicisti conoscono quel fischio che resta nelle orecchie, e sui forum la domanda è sempre la stessa: passerà o resterà? Quasi sempre la risposta dipende dagli anni di esposizione, non da una singola notte.

Bollsen è un’azienda a conduzione familiare specializzata in protezione dell’udito. Questa guida spiega cos’è la perdita uditiva da rumore, quanto riguarda i musicisti, da quali livelli sonori diventa un rischio e come ridurre l’esposizione senza rinunciare alla musica con i nostri tappi per la musica riutilizzabili. Non è una guida medica: se hai un calo dell’udito o un acufene che non passa, il primo passo è una visita da un medico o da un audiologo.

Cos’è la perdita uditiva da rumore nei musicisti?

La perdita uditiva da rumore è un’ipoacusia neurosensoriale permanente: un suono molto forte danneggia le minuscole cellule ciliate, le stereocilia, all’interno della coclea, nell’orecchio interno. Sono le cellule che trasformano la vibrazione sonora nei segnali nervosi che il cervello interpreta come musica, e una volta perse non ricrescono.

Per chi suona il problema è l’esposizione che si ripete giorno dopo giorno. Secondo i CDC e il NIOSH, a determinare il danno sono sia l’intensità sia la durata del suono: un musicista in attività accumula molto più rischio di chi sente un forte rumore una volta sola. Il danno è graduale e senza dolore, e spesso ci si accorge solo quando seguire una conversazione in un locale affollato diventa faticoso.

I musicisti perdono l’udito più spesso di altre persone?

Sì, i dati indicano un rischio elevato. Una revisione della letteratura che ha riunito 41 studi e 4.618 musicisti professionisti ha riportato una prevalenza di perdita uditiva del 63,5% tra i musicisti pop e rock e del 32,8% tra quelli di musica classica, nell’intervallo di frequenze da 3.000 a 6.000 Hz (PMC11865227). I numeri non sono uniformi tra gli studi, ma il quadro è coerente.

Anche i singoli studi vanno nella stessa direzione. In uno studio su 125 musicisti con almeno cinque anni di attività, un’incisura audiometrica (il tipico calo che segnala un danno da rumore) era presente in una o in entrambe le orecchie nel 42,4% dei partecipanti, mentre il 51% riferiva acufene dopo le esibizioni. Meno del 2% usava una protezione per l’udito.

A partire da quanti decibel l’udito rischia di essere danneggiato?

La soglia di riferimento nei luoghi di lavoro è di 85 dB(A) su una giornata di otto ore. La direttiva europea 2003/10/CE, recepita in Italia dal D.Lgs. 81/2008, fissa un valore inferiore di azione di 80 dB(A), un valore superiore di 85 dB(A) e un valore limite di esposizione di 87 dB(A). Dagli 80 dB(A) il datore di lavoro deve mettere a disposizione le protezioni dell’udito, dagli 85 dB(A) il loro uso è obbligatorio.

Per chi suona conta molto la regola dei 3 dB: ogni aumento di 3 dB dimezza il tempo di esposizione ritenuto sicuro, quindi 88 dB sono sostenibili la metà del tempo rispetto a 85 dB e 91 dB un quarto. Non servono numeri da concerto per superare il limite. In uno studio su 21 batteristi (Valderrama, Arenas e Cárdenas, 2025), le misurazioni nel condotto uditivo durante una prova in studio hanno dato in media 103 dB(A), con picchi di circa 134–137 dB(C) sul rullante.

Dal vivo i livelli salgono ancora. Se vuoi vedere dove si collocano i locali più comuni, leggi la guida su quanti decibel ha un concerto e cosa significano per il tuo udito.

La perdita uditiva da rumore si può recuperare?

No. Le cellule ciliate della coclea, una volta distrutte, non si rigenerano: la perdita uditiva da rumore è permanente e irreversibile, e nemmeno i tappi possono riparare un danno già avvenuto. È il punto più importante da accettare presto per chi suona.

Esiste però una forma temporanea che inganna. Uno spostamento temporaneo della soglia uditiva, la sensazione di udito ovattato e di fischio dopo una serata forte, può rientrare se si riposano le orecchie. Il problema è che questi spostamenti si sommano, e proprio per questo l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera il danno uditivo cumulativo. Sui forum c’è chi lo racconta con franchezza: il rimpianto riguarda quasi sempre la protezione che non si è usata anni prima.

L’acufene è un segnale d’allarme?

Può esserlo. Un fischio, un sibilo o un picco dopo una serata indica che il suono forte ha messo sotto stress le cellule ciliate dell’orecchio interno, e molti musicisti lo trattano come un fastidio inevitabile del mestiere anziché come un avvertimento. Se i picchi si ripetono, è ragionevole pensare che l’esposizione si stia accumulando.

Se ti chiedi se la musica dal vivo possa causare acufene, ne parliamo nell’articolo I concerti possono causare acufene?. Un acufene che dura più di un giorno, o che si accompagna a un calo dell’udito, va fatto valutare da un medico o da un audiologo: i tappi riducono l’esposizione al rumore, non sono una cura.

Come puoi proteggere l’udito senza snaturare la musica?

Abbassando il volume complessivo con un tappo passivo ben calzato, invece di bloccare il suono con la gommapiuma. I tappi in gommapiuma attutiscono tutto in modo pesante e lasciano la musica sorda e ovattata: è il motivo per cui tanti musicisti li tolgono a metà prova e rinunciano alla protezione.

Nessun tappo passivo attenua in modo perfettamente uniforme. Secondo la norma EN 352-2 i tappi in silicone attenuano di più le frequenze alte, quindi il suono arriva più piano e un po’ più morbido sugli acuti, e non è una copia neutra dell’originale. Per l’udito conta che il livello complessivo scenda sotto la zona di rischio mentre la musica resta riconoscibile: continui a sentire la musica, solo più piano.

I nostri Music SoundPRO sono tappi passivi in silicone a due lamelle con SNR 24 dB secondo la norma EN 352-2. Sottraendo quel valore, come stima teorica, una sala prove da 100 dB scende a circa 76 dB, sotto la soglia degli 85 dB. Abbassano il volume senza spegnere il mix, e sono riutilizzabili fino a 100 volte.

Infografica: Music SoundPRO con SNR 24 dB porta una sala prove da 100 dB a 76 dB, sotto la soglia di 85 dB

La calzata decide se il sigillo funziona. Per questo esiste la misurazione AR KI TECH del condotto uditivo: ti aiuta a trovare la misura giusta, utile se finora non sei riuscito a ottenere una tenuta affidabile.

Come proteggi l’udito lungo tutta la carriera?

Ragiona in decenni, non in singole serate. Una carriera di venti o trent’anni significa migliaia di ore di esposizione, e chi conserva l’udito è chi ha fatto della protezione un’abitudine presto, come portarsi le corde o le bacchette di scorta.

Fai un controllo dell’udito di riferimento da un audiologo, tieni un paio di tappi in ogni borsa e, se senti un fischio che non passa, fai riposare le orecchie invece di tirare dritto. Se vuoi confrontare le opzioni, la guida ai migliori tappi per musicisti spiega calzata, attenuazione e uso, così puoi abbinare la protezione al modo in cui suoni davvero.

Proteggere l’udito non significa rinunciare alla musica forte, ma restare a suonare più a lungo. Il danno è permanente e cumulativo, i conti sui decibel non perdonano e un paio di tappi ben calzati, che quasi non senti, aiuta a ridurre l’esposizione. Mettili stasera e proteggi gli anni che contano.

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