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Punti chiave
Sì, l’acufene (un ronzio, un fischio o un fruscio percepito nelle orecchie senza una sorgente esterna) può comparire a qualsiasi età, anche nell’infanzia. Molti bambini non ne parlano, perché pensano che tutti sentano lo stesso suono.
Difficoltà ad addormentarsi in una stanza silenziosa, la ricerca di rumore di fondo la sera, poca concentrazione e irritabilità inspiegabile possono essere indizi. Hanno però anche molte altre spiegazioni, quindi solo il pediatra o lo specialista può valutarli.
L’esposizione a rumori forti è una delle cause più comuni e, allo stesso tempo, più prevenibili. Tra le altre cause descritte ci sono le otiti, i tappi di cerume, i traumi cranici e alcuni farmaci ototossici: la valutazione spetta sempre al medico.
Può comparire a qualsiasi età. Spesso emerge in età scolare, quando i bambini riescono a descrivere meglio ciò che sentono, se qualcuno glielo chiede in modo diretto.
Limitare l’esposizione a suoni molto forti è l’unica strategia di prevenzione realistica. Protezioni uditive adeguate a concerti, fuochi d’artificio ed eventi sportivi, e un volume delle cuffie contenuto (circa il 60% del massimo), aiutano a proteggere l’udito dal rumore eccessivo.
Dipende dalla causa e va stabilito dal pediatra o dallo specialista. Se un bambino ha un disturbo dell’udito o percepisce ronzii o fischi che non passano, il primo passo è parlarne con il pediatra, che valuta se servono un otorinolaringoiatra o un audiologo.
L’acufene nei bambini viene spesso notato tardi, per un motivo semplice: la maggior parte dei bambini non ne parla. I più piccoli danno per scontato che il ronzio o il fischio che sentono sia una cosa che sentono tutti, semplicemente perché c’è sempre stato. I più grandi a volte non trovano le parole per descriverlo, o temono di non essere presi sul serio. Il risultato è che il disturbo emerge, di solito, solo quando un bambino viene visitato per un altro motivo legato all’udito. In questa guida trovi i segnali a cui prestare attenzione nelle diverse età, le cause descritte più spesso nei bambini dai 3 ai 12 anni e come un genitore può ridurre l’esposizione al rumore forte, la causa più prevenibile. Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del pediatra, dell’otorinolaringoiatra o dell’audiologo.
I bambini possono davvero avere l’acufene?
L’acufene non riguarda soltanto gli adulti: anche i bambini, compresi quelli in età scolare, possono percepire ronzii, fischi, fruscii o rumori sordi in uno o in entrambi gli orecchi. La convinzione che sia un disturbo “da grandi” è uno dei motivi per cui viene riconosciuto tardi nei più piccoli.
In parte è comprensibile. La ricerca si è concentrata a lungo sulla popolazione adulta e le parole che gli adulti usano per descrivere l’acufene non corrispondono facilmente all’esperienza di un bambino. Chi ha un lieve ronzio nelle orecchie da quando ha iniziato la scuola non ha un termine di paragone e non ha motivo di segnalarlo come qualcosa di strano. Quando gli si chiede direttamente, un bambino di 7 anni o più riesce spesso a descrivere ciò che sente con paragoni che conosce, come il ronzio del frigorifero, il rumore lontano del traffico o il fischio dopo una festa rumorosa. Il problema, di solito, non è la capacità di descriverlo: è che la domanda non viene fatta.
Quanto è diffuso l’acufene nei bambini?
I dati sulla diffusione dell’acufene nei bambini variano molto da studio a studio. Una revisione sistematica pubblicata su BMJ Open riporta stime di prevalenza comprese tra il 4,7% e il 46% nella popolazione pediatrica generale con udito normale, e valori ancora più alti nei bambini con perdita uditiva. Gli stessi autori spiegano che la forbice è ampia perché gli studi usano definizioni, età e metodi di misurazione diversi.
Le cifre esatte, quindi, vanno prese con cautela. Il dato più utile per i genitori è un altro: molti bambini non riferiscono spontaneamente il disturbo e spesso il disturbo non crea particolare disagio. L’esposizione al rumore forte è invece una causa che si può limitare: ridurla è il modo più concreto per proteggere l’udito dei bambini nel tempo.
Quali segnali possono indicare l’acufene in un bambino troppo piccolo per descriverlo?
Nei bambini che non riescono a spiegare che cosa sentono, alcuni comportamenti possono essere un indizio: difficoltà ad addormentarsi o a restare addormentati in ambienti silenziosi, la ricerca di rumore di sottofondo come un ventilatore, la musica o la televisione la sera, irritabilità inspiegabile o difficoltà di concentrazione nelle attività che richiedono silenzio. Sono segnali generici, con molte altre spiegazioni possibili: non costituiscono una diagnosi e vanno riferiti al pediatra.
Il rumore di sottofondo può rendere meno percepibile un suono interno, per questo alcuni bambini lo cercano. Un bambino che si agita la sera nel silenzio e si calma con la musica o con un ventilatore acceso può avere molte ragioni per farlo; tra queste c’è anche il tentativo di coprire un suono interno, ma solo un professionista può dirlo. Anche il disagio marcato in ambienti affollati e rumorosi merita attenzione: può essere legato a una maggiore sensibilità ai suoni (iperacusia), che va segnalata al pediatra.
Dai 7 anni circa, una domanda semplice e diretta è il modo più immediato per capire come stanno le cose: “Ti capita di sentire un rumore dentro l’orecchio quando intorno è tutto silenzioso?”. Molti bambini, se interpellati così, rispondono con naturalezza. Semplicemente, nessuno gliel’aveva mai chiesto.
Quali sono le cause dell’acufene nei bambini?
L’esposizione a rumori superiori agli 85 dB è una delle cause più comuni e più prevenibili, ma può bastare anche un singolo evento acuto oltre i 120 dB, come uno spettacolo pirotecnico a breve distanza, un colpo di pistola d’avvio o un concerto con casse a pieno volume. Oltre al rumore, tra le cause descritte ci sono l’otite media, il tappo di cerume, i traumi cranici o le commozioni cerebrali, i disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, alcuni farmaci ototossici e, più raramente, condizioni neurologiche o vascolari. Eventuali farmaci non vanno mai sospesi o modificati senza il parere del medico.
Le otiti meritano un’attenzione particolare perché sono molto frequenti nell’infanzia. Quando durante un episodio si accumula liquido dietro il timpano, il suono può arrivare alterato e alcuni bambini descrivono un ronzio sordo durante l’infezione e subito dopo. Se il disturbo continua dopo la guarigione dell’otite, è opportuno parlarne con il pediatra, che valuta se serve una visita otorinolaringoiatrica o audiologica.
Quali suoni di ogni giorno sono abbastanza forti da mettere a rischio l’udito dei bambini?
Gli 85 dB sono la soglia oltre la quale l’esposizione prolungata al rumore può danneggiare le cellule ciliate della coclea, secondo le indicazioni del NIDCD sulla perdita uditiva indotta dal rumore. Molte situazioni che i bambini vivono con regolarità superano questo livello di parecchio, e a differenza degli adulti raramente sono loro a decidere volume e durata dell’esposizione.
| Attività | Livello sonoro tipico | Durata indicativa senza protezione | Protezione indicata |
|---|---|---|---|
| Spettacolo di fuochi d’artificio a distanza da famiglia | 150-170 dB | Serve protezione immediata | Paraorecchie Rooth per neonati, 28 dB SNR, 0-5 anni, 24,95 € |
| Concerto o festival di musica dal vivo | 100-120 dB | Pochi minuti | Bollsen Kidz+ in silicone, 24 dB SNR, da 3 anni, 26,95 € |
| Evento sportivo con tifo | 90-100 dB | Da pochi minuti a circa due ore, a seconda del livello | Rooth Paraorecchie per bambini, 26 dB SNR, 3-12 anni, 24,95 € |
| Dispositivo audio personale a volume alto | 85-110 dB | Meno di 2 ore, con volume non oltre 75 dB | Volume limitato al 60% del massimo |
| Tosaerba o utensili elettrici nelle vicinanze | 85-95 dB | Da meno di un’ora a diverse ore, a seconda del livello | Rooth Paraorecchie per bambini, 26 dB SNR, 3-12 anni, 24,95 € |
| Conversazione normale | 60 dB | Nessun limite | Nessuna protezione necessaria |
I fuochi d’artificio richiedono un’attenzione particolare. A 5-20 metri di distanza i livelli sonori superano regolarmente i 140 dB, e una singola esposizione a questi livelli può causare un danno uditivo acuto o un acufene nei bambini. Per approfondire la protezione durante questi eventi, leggi il nostro articolo sulla protezione dell’udito dei bambini ai fuochi d’artificio. Per conoscere la soglia di rumore sicura in generale, vedi anche l’articolo su che livello di rumore è sicuro per i bambini.
Come viene valutato l’acufene nei bambini?
In Italia il primo riferimento è il pediatra, che può esaminare l’orecchio (per escludere, per esempio, un tappo di cerume o un’infezione) e, se lo ritiene opportuno, indirizzare il bambino a un otorinolaringoiatra o a un audiologo. La valutazione specialistica si basa in genere sul racconto diretto del bambino (più affidabile dai 7 anni in su, se gli si chiede in modo specifico), su un esame audiometrico per individuare un’eventuale perdita uditiva e, in alcuni casi, su un esame timpanometrico per valutare la pressione e la presenza di liquido nell’orecchio medio. Non esiste uno strumento che misuri direttamente l’acufene: per questo conta molto come si pone la domanda.
Per prepararsi a una visita, un genitore può annotare i comportamenti osservati a casa: quando il bambino cerca rumore di sottofondo, se il sonno è cambiato, come reagisce nei luoghi silenziosi e in quelli rumorosi, e se un evento specifico ha preceduto il cambiamento, come un concerto, una partita, un colpo alla testa o una malattia. Queste note offrono al medico una cronologia che una visita breve non riesce a ricostruire da sola.
Se accanto al ronzio compaiono dolore all’orecchio, sensazione di orecchio pieno, vertigini o un calo dell’udito da un solo lato, è bene contattare senza attendere il pediatra o un otorinolaringoiatra.
Che cosa fanno i medici quando un bambino ha l’acufene?
Al momento non esiste una soluzione medica unica per l’acufene, e le decisioni su come affrontarlo spettano sempre al pediatra e allo specialista. In generale, la valutazione parte dalla ricerca di una causa individuabile, come un’infezione dell’orecchio o un tappo di cerume, che il medico gestisce con gli strumenti appropriati. Quando non c’è una causa specifica, gli specialisti possono proporre approcci di supporto, come il counselling, l’uso di suoni di sottofondo o, nei bambini che vivono il disturbo con disagio, un percorso di terapia cognitivo-comportamentale adattata all’età.
Per molti bambini l’acufene non è fonte di particolare disagio, soprattutto se viene riconosciuto presto e spiegato con calma. Spesso il messaggio più importante da trasmettere subito è che quel suono non è pericoloso e non significa che ci sia qualcosa di grave: l’ansia legata al disturbo, da sola, può renderlo più fastidioso.
Come possono i genitori ridurre l’esposizione al rumore che può causare l’acufene?
L’esposizione al rumore è una causa che si può limitare: usare una protezione dell’udito nelle situazioni sopra gli 85 dB è la misura pratica che i CDC indicano come strategia di prevenzione principale per proteggere l’udito dei bambini. Prima si costruisce questa abitudine, minore è il carico di rumore che l’udito accumula negli anni. Le nostre protezioni servono a questo: sono strumenti di protezione dal rumore e non intervengono in alcun modo su un acufene già presente.
Per i bambini da 0 a 5 anni, i Paraorecchie Rooth per neonati offrono una protezione passiva da 28 dB SNR in formato over-ear: non richiedono inserimento, non presentano rischio di soffocamento e si regolano per adattarsi alle diverse dimensioni della testa dei neonati e dei più piccoli. Costano 24,95 €. Per altre indicazioni sui più piccoli, leggi la guida alla protezione dell’udito nei neonati.
Per i bambini dai 3 ai 12 anni, a seconda della situazione, ci sono due opzioni. I Rooth Paraorecchie per bambini (26 dB SNR, 24,95 €) sono la scelta pratica per fuochi d’artificio, eventi sportivi e situazioni all’aperto, dove una protezione visibile e facile da indossare funziona meglio. I Bollsen Kidz+ Tappi per bambini in silicone (24 dB SNR, 26,95 €) sono l’alternativa in-ear quando le cuffie non sono pratiche, per esempio a un concerto scolastico o in un lungo viaggio. Entrambi sono in silicone di qualità medicale, senza BPA, lattice, PVC e plastificanti, e Kidz+ è riutilizzabile fino a 100 volte.
Per i bambini che usano dispositivi audio personali, la raccomandazione è mantenere un volume massimo di 75 dB, pari a circa il 60% del volume massimo sulla maggior parte di smartphone e tablet. Questo limite rientra nelle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’ascolto sicuro, oltre il quale l’esposizione cumulativa tramite cuffie comporta un rischio maggiore.
Per approfondire situazioni specifiche, puoi leggere della protezione dell’udito dei bambini ai concerti, degli eventi sportivi e di come scegliere tra i migliori tappi per le orecchie per bambini. Se ti stai chiedendo se siano adatti ai più piccoli, trovi la risposta nell’articolo i tappi per le orecchie sono sicuri per i bambini?. Per i bambini con particolare sensibilità ai rumori, vedi l’articolo sui tappi per le orecchie e sensibilità sensoriale, mentre la guida su come far indossare i tappi ai bambini raccoglie consigli pratici. Per capire quando il rumore può aver già lasciato il segno, leggi anche i segnali di un possibile danno uditivo nei bambini e la guida alla perdita uditiva indotta dal rumore nei bambini.
Che cosa fare se si sospetta l’acufene in un bambino?
Se il comportamento di un bambino corrisponde ai segnali descritti sopra, o se ha detto di sentire un suono che gli altri non sentono, il primo passo è una conversazione calma e diretta. Si può chiedere se gli capita di sentire un rumore dentro l’orecchio quando intorno è tutto silenzioso e, se risponde di sì, invitarlo a descriverlo. Senza allarmarlo: molti bambini non sono disturbati da questo suono e il messaggio più importante è che non è pericoloso.
Il passo successivo è parlarne con il pediatra, che può controllare l’orecchio (cerume, infezioni) e, se serve, indirizzare a un audiologo o a un otorinolaringoiatra. È utile portare con sé le note su ciò che è stato osservato e su quando è iniziato. Se lo specialista conferma la presenza di acufene, è lui a indicare come proseguire, comprese eventuali opzioni di supporto quando il bambino ne è infastidito.
Se il disturbo è comparso dopo un evento rumoroso preciso, come uno spettacolo pirotecnico, un concerto o una partita, conviene evitare ulteriori esposizioni a suoni forti e contattare senza attendere il pediatra o un otorinolaringoiatra. Per chi vuole approfondire il tema della protezione dal rumore in generale, il nostro articolo su tappi per dormire e acufene spiega che cosa può e che cosa non può fare l’attenuazione passiva del suono.
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