Cosa succede se non usi la protezione dell’udito al lavoro?

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Risposta breveSenza protezione, il rumore forte al lavoro può danneggiare poco alla volta le cellule ciliate dell’orecchio interno: ipoacusia da rumore e acufene sono rischi riconosciuti, spesso permanenti e senza dolore. La protezione limita la dose che arriva all’orecchio. Se l’udito cambia o il fischio persiste, parlane con il medico competente o l’otorinolaringoiatra.
Falegname al banco di lavoro in un’officina luminosa e silenziosa a fine turno
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    Punti chiave

    Lavorare nel rumore forte senza protezione può danneggiare poco alla volta le cellule ciliate dell’orecchio interno. L’ipoacusia da rumore e l’acufene sono rischi riconosciuti dell’esposizione prolungata, e il danno arriva in modo graduale e senza dolore.

    Può esserlo. L’udito ovattato che torna normale entro il mattino è uno spostamento temporaneo della soglia uditiva, ma con l’esposizione continua le cellule ciliate possono perdere la capacità di riprendersi.

    Fino a circa 8 ore al giorno, che è la durata di riferimento dell’esposizione giornaliera. Ogni aumento di 3 dB dimezza il tempo, quindi la stessa dose si raggiunge in 1 ora a 94 dB(A) e in 15 minuti a 100 dB(A).

    Sì. Un’esposizione eccessiva al rumore può causare un acufene, cioè un fischio, un ronzio o un sibilo nelle orecchie, a volte permanente, oltre a una perdita graduale dell’udito. La protezione dell’udito limita la dose di rumore che arriva all’orecchio.

    Se l’udito peggiora poco alla volta, o se il fischio è frequente, peggiora o disturba il sonno e la concentrazione, parlane con il medico di base o con il medico competente, che può indirizzarti a una visita otorinolaringoiatrica. Un calo improvviso dell’udito richiede una valutazione medica urgente.

    Una protezione adatta al livello di rumore, indossata bene e tenuta per tutto il tempo in cui c’è rumore. Come regola pratica indicativa, 85–90 dB(A) corrispondono a un SNR fino a 20 dB e 90–95 dB(A) a un SNR di 20–30 dB.

    Che cosa succede se non porti la protezione dell’udito al lavoro? Di solito, il primo giorno, niente che tu possa sentire. Il danno da rumore si accumula in silenzio, turno dopo turno, ed è proprio per questo che chi vuole proteggere l’udito sul lavoro dovrebbe conoscerlo prima che si faccia notare.

    Un operaio di fabbrica, su un forum dedicato alla sicurezza sul lavoro, ha raccontato di aver lavorato a 90–110 dB e di aver saltato i tappi per un solo turno, notando poi un fischio nelle orecchie un paio di giorni dopo. Se un solo turno senza protezione conta davvero, lo dice il calcolo della dose qui sotto.

    In Bollsen siamo un marchio di protezione dell’udito scelto da oltre 1.000.000 di persone e produciamo tappi riutilizzabili in silicone per lavoro, sonno, musica e viaggi. Chi confronta i tappi per il lavoro dovrebbe partire dal livello di rumore: nella nostra guida ai migliori tappi per il lavoro trovi abbinamenti, tenuta e regole italiane per ogni mestiere rumoroso.

    Che cosa succede se non porti la protezione dell’udito al lavoro?

    Lavorare nel rumore forte senza protezione espone le cellule ciliate della coclea a più energia sonora di quanta ne possano sopportare, e nel corso di mesi e anni questo può portare a ipoacusia da rumore e ad acufene, entrambi di solito permanenti una volta instaurati. Il cambiamento è graduale e indolore.

    Per questo il livello di esposizione conta più delle sensazioni del momento. Il datore di lavoro deve fare una valutazione del rischio rumore che dica a quale esposizione giornaliera è sottoposta ogni mansione, e quel dato decide se bastano le misure organizzative o se servono anche i protettori. Gli effetti sull’udito si notano spesso solo anni dopo l’esposizione, e a volte li scopre prima un controllo audiometrico.

    Come si accumula la dose giornaliera di rumore?

    Il danno da rumore dipende dalla dose giornaliera di rumore, cioè dalla combinazione di livello e tempo, e con la regola dei 3 dB (principio dell’uguale energia) ogni aumento di 3 dB raddoppia l’energia sonora, quindi il tempo per raggiungere la stessa dose si dimezza: 85 dB(A) per 8 ore danno la stessa dose di 100 dB(A) per 15 minuti. Ogni riga della tabella qui sotto equivale a una giornata intera di lavoro a 85 dB(A).

    Livello di rumoreTempo per raggiungere la stessa dose giornalieraRispetto a 85 dB(A)
    85 dB(A)8 oreRiferimento
    88 dB(A)4 ore2 volte l’energia sonora
    91 dB(A)2 ore4 volte l’energia sonora
    94 dB(A)1 ora8 volte l’energia sonora
    97 dB(A)30 minuti16 volte l’energia sonora
    100 dB(A)15 minuti32 volte l’energia sonora

    Dieci minuti senza tappi accanto a una macchina a 100 dB(A) consumano circa due terzi della dose di un’intera giornata, e ogni minuto successivo nel rumore si somma. Sapere quanto sono rumorosi gli utensili è il primo passo, e la nostra tabella su quanto sono rumorosi gli utensili elettrici (tabella dei decibel) riporta i livelli tipici di trapani, smerigliatrici e seghe con il tempo che ciascuno impiega a raggiungere la dose giornaliera.

    La domanda su quanto sia troppo forte ha la stessa risposta a casa e al lavoro. Conta il tempo quanto conta il livello in decibel.

    Il danno da rumore è temporaneo o permanente?

    Il rumore forte provoca prima uno spostamento temporaneo della soglia uditiva (TTS), un offuscamento breve dell’udito che poi si recupera, ma l’esposizione ripetuta può trasformarlo in uno spostamento permanente della soglia (PTS), in cui le cellule ciliate danneggiate non si riprendono più e l’udito che sostenevano è perso per sempre. Il primo è un avvertimento, il secondo resta.

    Le cellule ciliate troppo stimolate si affaticano e smettono di rispondere bene al suono, e l’udito ovattato che ne deriva può durare da pochi minuti a qualche giorno. Con l’esposizione continua le cellule possono perdere la capacità di riprendersi. La versione di tutti i giorni è l’udito ovattato a fine turno, anche se la mattina dopo va meglio.

    Spostamento temporaneo della soglia (TTS)Spostamento permanente della soglia (PTS)
    Come si percepisceUdito offuscato o ovattato, a volte con un fischio, dopo un rumore forteUdito che resta ridotto, spesso prima per i suoni acuti
    Quanto duraDa pochi minuti a qualche giornoPermanente
    Che cosa segnalaLe orecchie sono state esposte a un rumore abbastanza forte da poter danneggiareLe cellule ciliate hanno smesso di riprendersi

    Il danno da rumore comincia di solito dalle frequenze più alte, quindi suoni come la «t», la «d» e la «s» tendono a sfocarsi per primi. Per questo il recupero entro la mattina dopo non è un via libera: l’udito torna a sembrare normale mentre la dose si somma ai giorni precedenti.

    Il rumore sul lavoro può causare l’acufene?

    Sì. Un’esposizione eccessiva al rumore sul lavoro può causare un acufene, cioè un fischio, un sibilo, un ronzio o un ticchettio nelle orecchie, a volte permanente, accanto alla perdita graduale dell’udito. Per alcune persone l’acufene è il primo segno di un’ipoacusia da rumore, prima che si noti qualsiasi cambiamento nell’udito.

    Il quadro legale parte proprio da qui: il D.Lgs. 81/2008 (Titolo VIII, Capo II) esiste per proteggere i lavoratori dai rischi per l’udito legati al rumore. L’art. 189 fissa il valore inferiore di azione a 80 dB(A), il valore superiore di azione a 85 dB(A) e il valore limite di esposizione a 87 dB(A), quest’ultimo valutato tenendo conto della protezione indossata. Secondo l’art. 193 il datore di lavoro mette a disposizione i protettori già dagli 80 dB(A) e ne esige l’uso dagli 85 dB(A), come puoi leggere nel testo su Normattiva. La nostra guida alle norme italiane sul rumore sul lavoro ripercorre ogni soglia.

    Chi deve fare che cosa, e che cosa succede a chi non rispetta le regole, lo spieghiamo nelle guide dedicate. Se ti chiedi quali sono i tuoi doveri come lavoratore, trovi la risposta in quando il datore di lavoro può imporre i tappi e che cosa devi fare tu. Gli obblighi dell’altra parte, dalla valutazione dei rischi alla formazione, sono nella guida agli obblighi del datore di lavoro sul rumore.

    L’art. 196 prevede la sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti oltre i valori superiori di azione, di norma una volta l’anno o con la periodicità decisa dal medico competente, ed estesa su richiesta anche a chi supera i valori inferiori se il medico competente ne conferma l’opportunità. Le visite audiometriche sul lavoro sono il modo in cui si individuano i primi cambiamenti.

    Molte persone vogliono proteggere l’udito da ulteriore rumore anche fuori dal lavoro. Vale per chi ha già notato un fischio, e anche per chi non l’ha mai notato: limitare la dose di rumore lontano dal turno aiuta a tenere sotto controllo l’esposizione complessiva della giornata.

    Che cosa fare se dopo il turno l’udito è ovattato o c’è un fischio?

    Un udito ovattato o un fischio dopo il turno indicano che le orecchie sono state esposte a un rumore abbastanza forte da poter causare danni. La risposta sensata è parlarne con il preposto o con il medico competente e, se succede spesso, peggiora o non passa, rivolgersi al medico di base o a un otorinolaringoiatra. Esistono anche due segnali semplici, come regola pratica, non come misura: dover alzare la voce per farsi sentire da qualcuno a circa 2 metri di distanza e usare utensili rumorosi per più di 30 minuti al giorno indicano di solito un posto di lavoro rumoroso.

    Quando parlare con il medico competente, il medico di base o l’otorinolaringoiatra

    • un udito che sembra peggiorare poco alla volta, o un udito ovattato che non torna normale entro la mattina dopo
    • un fischio che compare spesso o è continuo, che peggiora o che disturba il sonno o la concentrazione
    • un calo improvviso dell’udito in un orecchio o in entrambi, che richiede una valutazione medica urgente
    • un fischio che batte al ritmo del polso, da far valutare presto da un medico
    • qualsiasi dubbio sull’esposizione al rumore sul lavoro, da portare al medico competente della tua azienda

    Il medico competente può prevedere un controllo dell’udito e verificare la protezione in uso, e il medico di base può indirizzare a una visita otorinolaringoiatrica e a un esame audiometrico quando serve. Meglio rivolgersi a loro presto.

    Come si protegge l’udito al lavoro ogni giorno?

    Per proteggere l’udito al lavoro, usa una protezione dell’udito adatta al livello di rumore, mettila bene e tienila per tutto il tempo in cui sei nel rumore. Una protezione limita la dose di rumore che arriva all’orecchio e aiuta a proteggere l’udito da ulteriore esposizione al rumore da quando inizi a usarla.

    Una tenuta imperfetta è la causa più frequente di un protettore che rende meno del previsto, quindi un controllo veloce prima di ogni turno conta più del numero sulla confezione. La nostra guida su come inserire i tappi e controllare la tenuta mostra i passaggi e una semplice prova di tenuta.

    Togliere i tappi «solo un minuto» accanto a una macchina rumorosa annulla gran parte della protezione, come mostra la tabella della dose. Comodità, cerume e prurito sono i dubbi più comuni di chi porta i tappi tutto il giorno. La nostra guida su portare i tappi tutto il giorno al lavoro risponde a ciascuno per un turno di 8–12 ore.

    Scegliere i tappi giusti per il lavoro parte dal livello di rumore misurato, non dal prezzo. Come regola pratica indicativa, 85–90 dB(A) corrispondono a un SNR fino a 20 dB, 90–95 dB(A) a 20–30 dB, 95–100 dB(A) a 25–35 dB e 100–105 dB(A) a 30 dB o più. Il valore giusto per la tua mansione lo trovi nella valutazione del rischio rumore.

    Infografica con la regola pratica per abbinare il livello di rumore al valore SNR del protettore: 85–90 dB(A) SNR fino a 20 dB, 90–95 dB(A) SNR 20–30 dB, 95–100 dB(A) SNR 25–35 dB e 100–105 dB(A) SNR 30 dB o più

    Per ambienti da 90–95 dB(A) usiamo come esempio i nostri tappi WorkPRO, un tappo passivo e riutilizzabile in silicone ipoallergenico con SNR 24 dB. I tappi WorkPRO (SNR 24 dB, 29,95 €) sono testati secondo la EN 352-2 da un laboratorio indipendente in Germania e hanno valori H 24 / M 21 / L 19, quindi l’attenuazione cresce con la frequenza. Non sono elettronici né a cancellazione del rumore, e un segnale di allarme resta udibile perché è forte, non perché un filtro lo lasci passare. La forma gialla a basso profilo sta sotto le cuffie antirumore, e ogni paio si può riutilizzare fino a 100 volte.

    È troppo tardi per proteggere l’udito dopo anni di rumore sul lavoro?

    No. La protezione dell’udito non restituisce l’udito che è già andato perso, ma limita la dose di rumore a partire dal turno successivo, e questo vale dopo un anno in un lavoro rumoroso come dopo trent’anni.

    Il danno da rumore sul lavoro è cumulativo e di solito silenzioso. Un udito ovattato o un fischio dopo il turno vanno segnalati, e il medico competente o il medico di base sono il primo passo giusto.

    La routine è breve. Abbina la protezione al rumore, controlla la tenuta e tieni i tappi nelle orecchie per ogni minuto in cui c’è rumore, turno dopo turno.

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